dopo un buon *caffé*
Oggi ho cominciato la giornata in preda allo sconforto.
Perché?
Perché leggo sui giornali le dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio, dichiarazioni che legge anche il resto del mondo e che mi fanno vergognare del mio governo, sì, ma soprattutto mi umiliano come persona, come studentessa e futura lavoratrice e contribuente di questo paese.
Ho 24 anni e sto per laurearmi in Scienze Politiche, indirizzo internazionale.
La mia indignazione e umiliazione deriva dal fatto che tutti noi, comuni mortali e cittadini, nel corso della nostra vita, della nostra carriera universitaria e lavorativa, siamo stati educati a usare un linguaggio consono e pulito, nel rispetto del prossimo e della situazione.
Con certi professori, agli esami universitari, puoi rischiare la bocciatura per un avverbio di troppo, ma è giusto così.
Esistono corsi che ti preparano ai colloqui di lavoro, perché devi avere una dialettica impeccabile per poter ottenere anche il più squallido degli impieghi, ma è giusto così.
Quando sogno il mio futuro, sono preoccupata perché temo che non sarà sufficiente avere una laurea specialistica, parlare bene due lingue straniere e aver vissuto sei mesi all’estero. Perché mi chiederanno di più. La competizione è tosta, per noi comuni cittadini, non basta la buona volontà per realizzare i sogni.
Ma la vita dei nostri politici è lontana anni luce dalla mia o dalla vostra. Ci sono ministri che vengono catapultati sulla poltrona del governo direttamente dal mondo dello spettacolo, senza passare dal via, e il via rappresenta l’istruzione (e l’educazione) necessaria per prendere in mano un paese e scrivere riforme, occuparsi di sanità, istruzione, politica estera.
Ci sono capi di stato, Presidenti del Consiglio (ma solo in Italia e in qualche paese ancora non del tutto democratizzato dell’Eurasia e del continente africano) che non misurano le parole, e si esprimono come se il paese fosse ‘cosa loro’, come se il loro incarico fosse semplicemente un breve ma imprescindibile passo verso un futuro di celebrità e sfarzo.
Ci sono politici che sono orgogliosi di presentare all’estero un’immagine degli italiani piacioni, sempre pronti allo scherzo, a fregare il prossimo.
Ma la vita di un italiano vero non è così, e io la difendo.
Gli epiteti usati dal Presidente del Consiglio di questo paese non passerebbero nemmeno agli esami del CEPU. Ma a noi, miseri cittadini, futuri precari, già sulla soglia della povertà non appena osiamo immaginare di metter su famiglia, viene chiesto di più, e nemmeno questo ‘di più’ ci assicurerà una vita dignitosa.
Il Presidente del Consiglio governa questo paese. E’ il mio Presidente, anche se non ho votato per lui. Abbia un po’ di rispetto signor Presidente, e misuri il suo linguaggio.
Neanche il suo amico George W. Bush, sarebbe fiero di lei, in questo momento.